mercoledì, 02 aprile 2008
ore 22:59
ore 22:59
Dal caos primordiale della nascita, dove le certezze sono nebulose indefinite, si arriva, attraverso un percorso formativo di vita vissuta, alle certezze definite delle figure geometriche. Questo quadro è un quadro “infinito”, nel senso di “non finito”, poiché solo vivendo si potrà giungere a un risultato finale che rispecchi ciò che l’individuo ha saputo costruire nella sua vita; è un quadro “aperto”, che potrà essere visto nella sua interezza solo alla morte dell’artista, poiché per ogni certezza raggiunta egli avrà tracciato una linea geometrica, e per ogni esperienza mancata avrà aggiunto una macchia di colore. Solo allora si potrà interpretare correttamente l’opera, scoprendo così quale dei due aspetti avrà prevalso nella vita di chi l’ha dipinta.


Due artiste contemporanee, madre e figlia (una delle due la conoscete...), hanno filosofeggiato con il colore anziché con le parole, e appeso le loro esperienze a una parete.
scritto da: ElenaKingsley








































































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romanticaperla in ELENA KINGSLEY PORTR...
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